Nella femmina: non ha subito grossi cambiamenti se si esclude il cosiddetto "calore silente". Il momento fertile nella specie umana non è identificabile nel maschio nè per modifiche dei genitali esterni, nè per messaggi olfattivi. Tale cambiamento è ritenuto dagli antropologi di fondamentale importanza per il nostro percorso evolutivo in quanto ha eliminato i ricorrenti conflitti fra maschi per il possesso delle femmine.

Nel maschio i cambiamenti sono più marcati. Nelle scimmie è sempre presente un notevole dimorfismo sessuale, conseguenza di selezione naturale nella competizione per le femmine. Nel nuovo ambiente di prateria vi è un maggior numero di predatori, la comunità si può difendere soltanto con maschi uniti, cosa possibile se alla poligamia, e relativa competizione, si sostituisce la monogamia. Tale comportamento quindi non si può ricondurre a regole religiose ma piuttosto a esigenze di adattamento.  Nel nostro percorso evolutivo, il maschio α cessa di essere il maschio vincente, viene soppiantato dal maschio socialemeno grande, meno aggressivo, meno mascolino: più propenso a creare positivi rapporti relazionali, piuttosto che creare conflitti. Tutti i caratteri sessuali secondari si riducono: statura, peluria, canini.

 

 








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